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    Fondi  Pensione

 

TFR - FONDI PENSIONE

 

      TFR:

 

ENTRO IL PRIMO LUGLIO 2007 - con comunicazione espressa;

si potrà scegliere di mantenere il TFR in azienda, dove si rivaluta con un tasso dell'1,5%, più il 75% dell'inflazione.

Per decidere di conservare la cara vecchia liquidazione,  bisogna comunicare espressamente questa scelta al proprio datore di lavoro entro il primo luglio 2007;

anche se poi in alcuni casi sarà gestito dall’Inps, in quanto il Tfr lasciato in azienda dai lavoratori delle imprese con almeno 50 dipendenti viene conferito a un fondo della Tesoreria presso l’Inps.

Il calcolo dei dipendenti si fa sulla media degli addetti 2006 (esclusi i lavoratori con contratti a termine inferiori a tre mesi).

L’opzione di mantenere la liquidazione potrà essere successivamente revocata, e in qualunque momento si potrà decidere di destinare il nuovo Tfr allo strumento prescelto.

 

La marcia indietro, invece, non è prevista nel caso in cui il Tfr confluisca nei fondi. L’addio alla liquidazione è definitivo. E dopo due anni ci si può trasferire ad altro prodotto portando con sé il contributo aziendale.

 

Il «silenzio assenso»

Se in questo periodo il lavoratore non comunicherà nulla, significa che, in base a vari criteri, il datore di lavoro destinerà il Tfr in un fondo di previdenza integrativa.

La liquidazione già accumulata fino al 31-12-2006 conserva sempre il regime ante 2007.

Quindi chi non è interessato ai Fondi integrativi, potrà lasciare perdere in tutto o in parte, Ma la quota di Tfr in maturazione che il singolo sceglie di lasciare in azienda - "l’inoptato" - verrà trasferito direttamente al “Fondo per l’erogazione del Tfr presso la Tesoreria dello Stato”, gestito dall’Inps le cui risorse saranno utilizzate per finanziare gli investimenti infrastrutturali.

 

Scelta consapevole

Esiste, però, anche una terza strada, quella della scelta consapevole.

Sempre nei primi sei mesi del 2007 il dipendente potrà comunicare al datore di lavoro il fondo integrativo, diverso da quello di categoria, o il Piano pensionistico individuale al quale destinare il Tfr.

Perché scatti l'obbligo, il lavoratore dovrà iscriversi espressamente al fondo: in questo caso potrà destinare allo strumento prescelto il contributo dell’azienda, oltre ovviamente al proprio.

Il finanziamento del Fondo può avvenire per i lavoratori dipendenti attraverso il conferimento del Tfr e con il versamento di contributi.

 

I lavoratori autonomi e le persone fiscalmente a carico possono aderire ai fondi integrativi solo attraverso il versamento di contributi.

I versamenti sono deducibili dal reddito complessivo del soggetto che li effettua fino a 5.164,57 euro.

Una cosa è sicura. Quanto versato alla previdenza integrativa troverà una tassazione più agevolata, l’11% sui rendimenti (per ora).

 

Per giovani e lavoratori di mezz'età, la strada della previdenza integrativa sarà in pratica obbligata: se da pensionati non si vorrà avere un drastico ridimensionamento del proprio tenore di vita, si dovrà dire addio alla liquidazione.

L'esigenza della pensione integrativa, invece, è sicuramente meno forte per chi sta per ritirarsi dal lavoro e avrà la pensione pubblica calcolata interamente con il metodo retributivo.

 

      FONDI PENSIONE:

 

RENDITA E CAPITALE

Al raggiungimento dei requisiti di accesso alla pensione obbligatoria, l'aderente può anche decidere di ottenere dal Fondo pensione una parte in capitale (fino a un massimo del 50% del maturato) e una parte in rendita

 

LA RENDITA

Si ottiene la rendita dopo almeno cinque anni di iscrizione al Fondo pensione e al raggiungimento dei requisiti di accesso alla pensione obbligatoria:

 - dal 2008, occorre cioè avere 60 anni di età e 35 di contributi o 40 anni di contributi senza limite di età;

 - oppure 65 anni di età per gli uomini e 60 per le donne e 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia retributiva La misura della pensione complementare dipende dalle scelte statutarie e contrattuali di ciascun fondo pensione, con il principio della capitalizzazione, nell'ambito della distinzione tra regimi a contribuzione definita e regimi a prestazione definita.

Nella conversione del montante individuale contributivo (gli accantonamenti) in rendita vitalizia si tiene fra l'altro conto delle tavole demografiche di mortalità per sesso ed età, del cosiddetto «tasso tecnico di interesse» (il minimo garantito) e dei «caricamenti» cioè della commissione assicurativa per il servizio di corresponsione della rendita

 

IL TRASFERIMENTO

Il trasferimento da un Fondo pensione a un altro è possibile in due casi: per il cambio dell'attività lavorativa o, volontariamente da parte dell'iscritto, dopo due anni di iscrizione al Fondo   

 

LE ANTICIPAZIONI

Prima dei requisiti per la pensione complementare è possibile ottenere in  qualsiasi momento fino al 75% del maturato per sostenere spese sanitarie per sé, per il coniuge e per i figli.

Oppure, dopo otto anni di iscrizione si può avere fino al 75% del maturato per l'acquisto e la ristrutturazione della prima casa per sé e per i figli.

Infine, sempre dopo otto anni, è possibile ottenere fino al 30% del maturato per altre esigenze

 

LA RESTITUZIONE

L'iscritto che perde i requisiti per la partecipazione al Fondo pensione prima di raggiungere il diritto al trattamento può in alcune situazioni particolari, riferite per esempio alla disoccupazione e alla cassa integrazione - ottenere il riscatto della posizione maturata

 

GLI EREDI

In caso di decesso dell'iscritto prima della pensione, il maturato viene versato agli eredi e alle altre persone indicate dall'iscritto. In mancanza di questi soggetti, la posizione dell'assicurato viene assorbita dal Fondo pensione.

Alcuni regolamenti dei Fondi pensione possono prevedere regimi particolari

 

    VARI TIPI DI FONDI PENSIONE:

 

I fondi Aperti   quelli privati offerti dalle compagnie assicurative, di cui il mercato abbonda, - scegliere con molta cura.
 

Fondi previdenziali assicurativi hanno spesso dei costi occulti, quindi occorre fare attenzione, quando si sottoscrivono, ad avere ben chiaro a quali spese si va incontro.

Generalmente i caricamenti (così sono chiamati i costi delle assicurazioni) raggiungono il 10% della quota versata.

Altro costo è quello di gestione del fondo assicurativo, in cui i risparmi vengono versati; a cui può aggiungersi la cosiddetta aliquota di retrocessione, ovvero i rendimenti ottenuti potrebbero non essere conteggiati tutti al risparmiatore (retrocessi), ma solo nella misura dell’80%In pratica se un fondo guadagna il 10%, all’investitore viene riconosciuto l’8% della performance.

 

La prima scelta deve essere fatta sul tipo di fondo su cui puntare: azionario, bilanciato, od obbligazionario.

Dipende dal numero di anni che ci separano alla pensione:

 

1) Oltre 20 anni si può scegliere - l’azionario.

2) Per chi è a  10-20 anni alla pensione, potrebbe puntare su un - bilanciato azionario.

3) Per chi andrà in pensione entro 10 anni  - Obbligazionario
4) Per chi ha un orizzonte tra 5 e 10 anni può puntare sui - bilanciati obbligazionari.

5) Per chi andrà in pensione entro 5 anni  -  obbligazionario; valutare in questo caso la convenienza a lasciare il tfr al datore di lavoro, al fine di non iniziare un fondo per i pochi anni che separano dalla pensione.

 

     CONCLUSIONE
 

Per i dipendenti, non resta che confrontare la qualità del "fondo di categoria" (chiuso), con quello aperto (offerti dalle compagnie assicurative) con le stesse caratteristiche (azionario, bilanciato, obbligazionario) e poi scegliere.

 

   I pro e i contro (1)

A questo punto la scelta sembrerebbe praticamente obbligata. Perchè lasciare il Tfr all’Inps o al datore di lavoro quando si può ottenere un rendimento ben più cospicuo dai fondi pensione?

Per scegliere però bisogna tenere conto anche di altri fattori. "Resta confermato che i lavoratori conservano tutti i diritti previsti da leggi e accordi collettivi in materia di rivalutazione, liquidazione e anticipazione del Tfr", si legge nell’accordo sottoscritto il 23 ottobre 2006 tra governo e parti sociali. Il che significa che i lavoratori avranno comunque diritto a ottenere un anticipo del Tfr alle stesse condizioni attuali (per esempio per l’acquisto della prima casa nella misura del 75% purchè si sia dipendenti da almeno otto anni, per esempio).

 

  Però le cose non stanno esattamente così.

 

   I pro e i contro (2)

"Chi sceglie un fondo pensione è vincolato per un certo numero di anni, di solito cinque o sei".

E questo incide sulla possibilità di chiedere anticipi.

C’è anche poi una differenza rispetto alla possibilità di avere parte del Tfr nel corso della propria vita lavorativa in seguito a interruzione del rapporto di lavoro. Infatti alla fine di un contratto a termine, o quando un rapporto di lavoro si interrompe, il lavoratore ha sempre ricevuto finora la parte di Tfr corrispondente al periodo di lavoro effettuato.

Sarà così anche in futuro per i lavoratori che lasceranno il Tfr in azienda o lo destineranno all’Inps.

Per chi ha optato per i fondi pensione invece le possibilità sono due,

 - nel caso in cui una persona cambi lavoro, potrà chiedere il trasferimento del Tfr nel fondo negoziale che fa capo alla nuova azienda.

 - nel caso in cui perda il lavoro, e rimanga disoccupato o in cassa integrazione, il lavoratore deve aspettare 12 mesi per riscattare il 50% del Tfr dal fondo presso il quale lo aveva collocato. Per ottenere il rimanente 50% bisogna aspettare che passino 48 mesi durante i quali permanga la situazione di disoccupazione.

 

   I pro e i contro (3)

Naturalmente le conseguenze della scelta tra Inps (tfr in ditta), e fondo pensione pesano anche arrivati alla fine della carriera lavorativa.

Infatti chi ha effettuato la prima scelta si vedrà consegnare un certo ammontare di liquidità, rivalutato secondo i parametri stabiliti dalla legge.

Gli altri potranno optare tra una rendita che venga calcolata sull’intera cifra, oppure sulla metà del Tfr rivalutato secondo i rendimenti del fondo, e chiedere la liquidazione del rimanente 50% in contanti.

La rendita dei fondi pensione è tendenzialmente vitalizia, ma in qualche caso può essere reversibile. "La reversibilità ha però un prezzo, e incide sul calcolo della rata corrisposta".

 

  I pro e i contro (4)

Nel conferimento del tfr alla previdenza integrativa ci sarà mica una grossa falla;

1) l’irrevocabilità «a vita» della scelta del conferimento alla previdenza integrativa del tfr maturando;

2) l’esenzione per le imprese con meno di 50 dipendenti in ordine al conferimento all’Inps del tfr non conferito, determinerà un serio pericolo per la mobilità del lavoro.

Mi spiego meglio: nelle imprese sotto i 50 dipendenti, i datori di lavoro consigliano vivamente i dipendenti di non optare per il conferimento ai fondi: verrebbe meno per l’impresa una notevole fonte di autofinanziamento.

La pressione ovviamente non c’è nelle imprese più grandi in quanto comunque obbligate a versare (ai fondi pensione o al fondo di tesoreria presso l’Inps).

Allora mi domando: un domani che un dipendente volesse passare da un’impresa mediogrande a una piccola (sotto la soglia dei 50 addetti), la sua candidatura non sarà "scremata" in funzione della scelta effettuata in precedenza sul conferimento del tfr?

Sarà il caso che il legislatore approfondisca questo aspetto

 

   I pro e i contro (5)

Fondi chiusi e fondi aperti. Quanto alla scelta tra fondi chiusi e fondi aperti, che al momento non è possibile (possono optare per i fondi solo coloro rispetto ai quali è stato attivato un fondo negoziale di categoria), anche questa presenta pro e contro. I sindacati caldeggiano i fondi negoziali, ritenendo che offrano più garanzie: "Sono controllati da un’assemblea dei delegati - c’è un collegio sindacale, mentre i fondi aperti hanno semplicemente un responsabile". Inoltre al momento è previsto un contributo del datore di lavoro solo per i fondi aziendali, non per quelli aperti (anche se in futuro dovrebbe esserci un’equiparazione anche sotto questo profilo). Al momento inoltre i fondi aperti sono più costosi, anche per quanto riguarda la gestione. Ma in futuro, a parità di condizioni, potrebbero risultare più appetibili per quelle categorie di lavoratori che sono più propensi a investimenti più rischiosi ma a più alta remunerazione.

 

  I pro e i contro (6)

Le garanzie dei fondi pensione. In ogni caso i fondi pensione costituiscono una forma di collocazione "sicura": "A breve dovrebbe essere costituito un fondo di garanzia, che si affiancherà a quello già previsto per le imprese". "In ogni caso un fondo non può fallire, è escluso dalle procedure concorsuali".

Senza contare tutti i limiti stabiliti per legge rispetto al tipo di investimento: non si possono comunque scegliere prodotti ad alto rischio e bisogna rispettare rigidi criteri di bilanciamento.

 

 

11/02/2007  -  Luciano Cazzulo